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Il Palazzo, la Storia

Cenni storici

Agli occhi di Dante Alighieri, sette secoli or sono, il quartiere di S. Croce appariva una terra di confine, divisa tra le memorie della ‘cerchia antica’, profonde fino ai ruderi dell’Anfiteatro romano in via Torta, e la nuova espansione edilizia, oltre l’asse via de’ Benci-via Verdi, legata a «gente nova e sùbiti guadagni». Connessa a tanto rapido sviluppo della città appare la capienza della chiesa francescana di S. Croce, finanziata dalle grandi famiglie del quartiere (Bardi, Peruzzi, Cerchi, Alberti, Baroncelli).

 

Il nuovo polo religioso era, ed è, urbanisticamente opposto e simmetrico a quello domenicano di S. Maria Novella. La piazza davanti a S. Croce, tra le più vaste e regolari di Firenze, è da secoli impiegata anche per gare, feste e spettacoli (concerti inclusi). L’area, un tempo acquitrinosa (come ricorda nel nome la chiesa di S. Jacopo tra i Fossi), divenne il quartiere più popolato e popolare di Firenze, con un’importante attività produttiva laniera. Spesso i palazzi dei mercanti (come quello della famiglia Corsi, oggi ‘casa’ del Museo Horne) ospitavano nelle cantine le vasche per la tintura dei tessuti, e alcuni nomi di vie richiamano mestieri: per esempio, corso dei Tintori o via delle Conce. A remote presenze di spazi agricoli rimandano invece via della Vigna Vecchia e via dell’Anguillara (‘anguillare’ sta per filare di viti).

Caratterizzavano la zona anche i centri di amministrazione della giustizia (prima il Bargello, poi il palazzo Castellani e, dall’800, il complesso di S. Firenze) e le carceri (sempre in via Ghibellina: l’isolato delle Stinche e quindi le Murate). Sul tessuto urbanistico medievale e rinascimentale hanno poi inciso interventi ottocenteschi (la realizzazione, attorno a piazza d’Azeglio, di un quartiere residenziale borghese) e gli sventramenti di regime negli anni ’30 del ’900 (tra piazza dei Ciompi e l’attuale palazzo delle Poste nuove, in via Verdi). Da piazza di S. Croce, il primo tratto dell’itinerario attraversa Borgo S. Croce fino alla torre degli Alberti. Si prosegue sull’asse via de’ Benci-via Verdi (dove passavano le mura del dodicesimo secolo) con deviazioni in piazza de’ Peruzzi e alla chiesa di S. Remigio, in un ben conservato tessuto urbano medievale. La seconda parte dell’itinerario è una piacevole passeggiata che risale l’Arno, dal ponte alle Grazie fino a piazza Piave e alla pescaia di S. Niccolò.

Torre della Zecca

Storia e architettura

Il nome deriverebbe dal fatto che al suo interno ospitò l’Officina della Zecca, dove venivano coniati i fiorini della Repubblica fiorentina, grazie a magli azionati dalla forza dell’acqua. La Zecca anticamente è stata anche nei pressi di Palazzo Vecchio, dove veniva utilizzata l’acqua del torrente Scheraggio che correva lungo l’attuale Via della Ninna (vedi chiesa di San Pier Scheraggio).

Prima della demolizione ottocentesca dell’ultima cerchia di mura (quella del 1282-1333), la torre sorgeva in mezzo ai resti di una fortezza smantellata, inoltre in questa zona erano presenti numerose gore con mulini e altri edifici.

Anticamente nella vicinanze si trovava l’apertura vera e propria delle mura, la secondaria Porta della Giustizia, così chiamata perché vi passavano i destinati alla condanna a morte, verso il luogo dei patiboli, situato fuori dalle mura vicino alla Torre della Zecca.

Oggi la torre si presenta semplice e massiccia, con alcune piccole feritoie e senza merlatura. All’ultimo piano esiste una terrazza dalla quale si gode un bel panorama. Per raggiungerla si devono salire alcune strettissime scale in pietra, per questo non è accessibile al pubblico. All’interno della torre esistono più stanze un tempo usate dai soldati di guardia, con soffitti voltati.

Inoltre la torre presenta alcuni ambienti ricavati nei piano sotterranei, dai quali si dipana un serie di stretti corridoi fognari coperti da volte, in un reticolo molto fitto che si estende in più direzioni. Uno di questi corridoi passerebbe sotto l’Arno e permetterebbe di raggiungere l’altra sponda, ma oggi non è più praticabile in quanto allagato. Negli anni Cinquanta alcuni di questi ambienti furono usati da un circolo ricreativo, del quale resta uno spettrale bancone in pietra, i residui dell’impianto elettrico ed i servizi igienici.

Un targa all’esterno riporta alcuni versi danteschi che ricordano l’Arno:

 
« Per mezza Toscana si spazia /
un fiumicel che nasce in Falterona, /
e cento miglia di corso nol sazia. »
(Pg XIV, 16-18)

Storia del Palazzo

Palazzo dell’albergo Paoli (Hotel Privilege)

Il grande edificio sorge sull’area già occupata dall’ospedale dei Santi Filippo e Jacopo del Ceppo, già documentato nei primi del Quattrocento e quindi, attraverso varie vicissitudini, trasferito nel 1788 a San Bonifacio per ordine del granduca Leopoldo di Lorena. L’attuale costruzione risale ai primi anni settanta dell’Ottocento, comunque posteriore al 1867 quando venne deliberata la sistemazione del nuovo lungarno Torricella, poi della Zecca.

Il rifacimento avvenne sostanzialmente attraverso la radicale ricostruzione degli interni e la sovrapposizione della nuova facciata alla vecchia, il tutto adeguandosi al linguaggio neorinascimentale allora imperante. Divenuto sede dell’Hotel Paoli (come Albergo Paoli è ricordato nell’Illustratore fiorentino del 1911) è stato trasformato in civile abitazione nel 1921. “La costruzione è articolata con un motivo centrale d’ordine dorico su cui poggia un terrazzo, in spazi marcatamente orizzontali suddivisi poi, in senso verticale, in cinque settori da lesene bozzate che includono tre gruppi di aperture. La facciata è poi definita da una gronda alla romana con grosse mensole.

La facciata tergale su via Tripoli ripete, in forme più semplici, gli elementi architettonici di gusto tardo manieristico e neorinascimentale toscano, con impostazione nettamente orizzontale” (Patrizia Pietrogrande). L’intera proprietà è stata restaurata tra il 1970 e il 1971 su progetto dell’architetto Giorgio Di Battista, con integrazione degli elementi in pietra artificiale lacunosi e sostituzione delle lastre deteriorate dello zoccolo in pietra serena (intervento premiato dalla Fondazione Giulio Marchi nel 1972).

Fonte:
Repertorio delle Architetture Civili di Firenze
a cura di Claudio Paolini
Visita l’interessante archivio: http://www.palazzospinelli.org/architetture/

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